Judith Revel - In banlieu con Pascal - L'Espresso 24/02/2006
Questo blog è nato con un'utilità del tutto personale. Dopo anni di letture assidue (a strappi, a dir la verità. Il primo libro che mi ricordo di aver letto, avrò fatto sì e no le medie, è stata La madre di Gorkij, pensate che culo. Per quello poi ho letto solo le pagine sportive dei quotidiani per anni) e visioni ripetute ho trovato un sistema elementare (scrivere su un'agenda, se qualcuno si è mai posto lo stesso problema, non lo fai mai) per ricordarmi almeno vagamente quello che leggevo o vedevo (che poi scriva come rivolgendomi a qualcuno, è solo perché viene più semplifice. Scrivere rivolgendomi a me stesso mi sembrava di parlare da solo)
Mi farò vedere in giro per pubblicizzare questo articolo, sfidando il mio innato senso del pudore (e del ridicolo), solo perché è l'articolo più bello che mi sia capitato di leggere negli ultimi cinque o sei anni (forse il più bello in assoluto al pari di quello sulla querelle Raymond Carver vs Gordon Lish) . Per dire, ho scritto anche una mail al direttore(che è poi una direttrice) per raccomandare l'autrice come collaboratrice fissa (e qui il ridicolo va a farsi benedire. Per di più, quando l'ho scritta, pensavo che il direttore fosse Scalfari. E Scalfari, l'ho visto in televisione, mi sta anche un po' sui coglioni).
Comunque ne vale la pena, se servirà a farlo leggere a qualcuno in più.
Racconta dell'esperienza, a quanto sembra ancora in essere, di un'insegnante di filosofia di un liceo delle banlieu parigine (nel titolo scrivono bello grande che è la compagna di Toni Negri. Per quel che mi riguarda poteva anche essere la sorella di Jack lo Squartatore o l'amante lesbica di Madre Teresa di Calcutta. Mi chiedo sempre perché ci sia la necessità di pubblicizzare qualcuno usando qualcun altro e non semplicemente quello che scrive. Tra l'altro lei ha già collaborato, anche se poche volte, con alcuni quotidiani italiani e pubblicato alcuni libri di filosofia. En passant: se c'è una cosa di cui ho imparato a diffidare sono i commenti dei miei scrittori preferiti a libri altrui stampati sulla striscia di copertina. Spero, per loro, li paghino molto per questi attentati alla loro dignità).
Parla del ruolo degli insegnanti meglio di un corso di scienze dell'educazione.
Ti fa entrare nei moti delle banlieu di qualche mese fa meglio di qualsiasi reportage o servizio dei telegiornali dell'epoca (non che per questo ci volesse un grande sforzo. Riassunto dei telegiornali dell'epoca: Hanno bruciato un sacco di macchine. Non bruciano più niente)
Parla del futuro e del mondo che verrà (se continueremo ad affidarci alla semplice forza d'inerzia) senza accorgersi nemmeno di parlarne.
E' un trattato di sociologia in quattro pagine ma, a differenza dei trattati di sociologia, inizi a leggere, finisci e ti viene da chidere: ancora!
Il tutto con un'umanità e un talento narrativo tale da far impallidire decine e decine dei nostri (e non solo) cosiddetti scrittori.
Voto: 10